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Registro dei titolari effettivi sospeso dal Consiglio di Stato

Registro dei titolari effettivi sospeso dal Consiglio di Stato

Stop a effetto immediato Accolti i ricorsi contro la sentenza del Tar Lazio.
Ma per l’esito dell’esame nel merito bisogna attendere l’udienza del 19 settembre.

Nuovo stop per il registro dei titolari effettivi. La Sesta sezione del Consiglio di Stato ha accolto i numerosi ricorsi contro la sentenza del Tar Lazio che il 9 aprile scorso aveva stroncato le ragioni di chi, pur non opponendosi alle finalità di antiriciclaggio del Registro, ne contesta le modalità di funzionamento.

Lo stop, a effetto immediato, congela le procedure di iscrizione alle Camere di commercio per tutta l’estate – nel merito il Consiglio di Stato entrerà solo a partire dal 19 settembre, prossima udienza – e soprattutto chiude il capitolo sanzioni per i ritardatari.

Chi ha impugnato in quest’ultimo grado di giurisdizione nazionale ha buoni motivi per essere soddisfatto dalla sospensiva ottenuta: gli argomenti spesi dalla Sesta sezione nell’ordinanza interinale lasciano intendere che il cuore del problema, ora anche per i giudici amministrativi, è diventato la questione privacy, o meglio, la compatibilità del recepimento della quinta Direttiva con le regole unionali del Gdpr. Secondo i ricorrenti, il meccanismo di accesso ai dati consentito indiscriminatamente a tutti i soggetti obbligati in area Ue, non solo apre a una comunità sterminata (centinaia di migliaia di professionisti ed enti), ma soprattutto consente “escursioni” trasversali su dati privatissimi (si pensi ai minori o a disabili beneficiari di trust) senza una ragionevole proporzionalità rispetto all’azione intrusiva. Chiunque potrebbe valersi di un qualsiasi professionista o ente basato nell’Ue per scaricare un’immensa mole di dati societari e patrimoniali registrati in Italia. Queste valutazioni ovviamente non riguardano in alcun modo le prerogative dell’autorità giudiziaria e delle polizie finanziarie che nel rispetto delle procedure proprie hanno piena disponibilità di tutte le informazioni anti money laundering.

Il Consiglio di Stato nella sua sintetica motivazione apre poi a una possibile remissione alla Corte di Giustizia – auspicata dai ricorrenti – visto anche il proprio ruolo apicale nella giurisdizione italiana. Le questioni prospettate «risultano di particolare complessità» scrive il Consiglio di Stato «ed esigono l’approfondimento proprio della fase di merito, con particolare riferimento alle tematiche di conformità della normativa interna al diritto unionale e alla stessa validità di alcune delle disposizioni della Direttiva al diritto unionale sovraordinato».

Nel bilanciamento dei contrapposti interessi, continua l’ordinanza, potrebbe ritenersi «la prevalenza di quello della Società appellante la quale, in difetto di misura cautelare, sarebbe onerata di un complesso di adempimenti che, all’esito della fase di merito, potrebbero risultare non legittimamente imposti» in quanto contrari al diritto Ue. E se l’Amministrazione è reoccupata del rischio di procedura di infrazione Ue (l’Italia è stato l’ultimo Paese ad avviare il Registro), la Sesta sottolinea che «tuttavia, è un rischio solo ipotizzato e che, inoltre, è ragionevole supporre non verrà definita prima del vaglio delle richiamate questioni di compatibilità unionale».

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